Il padrone d'Europa

Premessa maggiore: la Germania, negli anni 2000, è uscita da una crisi economica e sociale profonda grazie a rigore fiscale e riforme.  Premessa minore: l’Europa, oggi in crisi economica e sociale profonda, sta percorrendo la stessa strada lastricata di rigore fiscale e riforme. Conclusione: anche l’Europa uscirà dalla sua crisi. E’ un sillogismo potente quello utilizzato ieri dal ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schäuble, nel suo intervento sul Financial Times. Il braccio destro di Angela Merkel, responsabile della prima economia del continente, è tornato a esporre la “ricetta” grazie alla quale “si sta riparando l’Europa”. Cerasa Perché l’anti rigorismo è diventato la foglia di fico della gauche europea
18 SET 13
Ultimo aggiornamento: 00:51 | 17 AGO 20
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Premessa maggiore: la Germania, negli anni 2000, è uscita da una crisi economica e sociale profonda grazie a rigore fiscale e riforme. Premessa minore: l’Europa, oggi in crisi economica e sociale profonda, sta percorrendo la stessa strada lastricata di rigore fiscale e riforme. Conclusione: anche l’Europa uscirà dalla sua crisi. E’ un sillogismo potente quello utilizzato ieri dal ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schäuble, nel suo intervento sul Financial Times. Il braccio destro di Angela Merkel, responsabile della prima economia del continente, è tornato a esporre la “ricetta” grazie alla quale “si sta riparando l’Europa”. Un messaggio per l’elettorato tedesco a cinque giorni dal voto federale, certo, ma anche per i partner dell’Ue. Perché la classe politica italiana – alle prese con una Finanziaria in cui far quadrare crescita e conti in ordine – potrà pure rumoreggiare di fronte alle sferzate del “forestiero” Olli Rehn (vicepresidente della Commissione Ue) alla Camera dei deputati, ma può decisamente meno di fronte alle argomentazioni di Schäuble, il coriaceo ministro costretto sulla carrozzella da un attentato. Il quale ha risposto “ai critici presenti nei media, nell’accademia e nelle organizzazioni internazionali”, dal Nobel Paul Krugman in giù e in su, opponendo fatti duri come pietre: “Nonostante quello che costoro vorrebbero farci credere, noi viviamo nel mondo reale, non in un universo parallelo nel quale sono diventati inapplicabili principi economici finora ben collaudati”.
La Germania divenne il “malato d’Europa” alla fine degli anni 90, nel 2005 aveva più di 5 milioni di disoccupati. Dal 2003, però, avviò “una prima ondata di aggiustamento”: riforme dei sussidi per la disoccupazione, razionalizzazione del settore pubblico e del welfare, collaborazione tra imprenditori e sindacati per rendere “il lavoro più flessibile”. Poi “una seconda ondata di contenimento della spesa pubblica”. Dal 2005 a oggi Berlino ha così dimezzato il numero di cittadini inattivi, creando quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro e arrivando a un tasso di disoccupazione di poco superiore al 5 per cento, meno della metà della media euro: “Quella illustrata da Schäuble e percorsa dalla Germania è senza dubbio la sequenza giusta”, dice al Foglio Francesco Giavazzi, economista della Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera. “Il cancelliere socialdemocratico Schröder ha avviato riforme profonde nel 2000, proseguite durante la fase di grande coalizione e un po’ anche dall’ultimo governo Merkel. La forza dei tedeschi è stata quella di fare le riforme in un momento di crescita mondiale, prima della crisi che ha investito tutti”. Qui però il sillogismo s’incrina almeno un po’: oggi ai paesi europei si chiede di procedere con le stesse riforme che Berlino fece denunciando unilateralmente i vincoli di bilancio comunitari e mentre il pil dei paesi vicini galoppava. “Certo, per noi oggi è più difficile, ma quello che impressiona davvero, anche più dell’efficacia della loro grande coalizione dal 2005 al 2009, è la continuità delle politiche attuate da Schröder, Merkel e Schäuble, al netto dell’alternanza di governo”, dice Giavazzi. “Noi in Italia abbiamo fatto l’opposto: Berlusconi nel 1994 ha fermato le privatizzazioni, Prodi nel 2006 la riforma delle pensioni, e così via”.
Schäuble predica infatti “pazienza e un’attitudine tale da ignorare le sirene dei rimedi facili”. Un sistema a lungo ingessato, prima di ricominciare a muoversi, soffre per forza di vertigini, magari inciampa pure. Ma non bisogna deflettere. Soprattutto, Giavazzi è d’accordo con il ministro tedesco secondo cui “la ricetta funzionò allora e sta funzionando oggi”: “L’aggiustamento in tutta Europa è costoso, ma è in atto. Il deficit delle partite correnti di Spagna e Grecia, che misura quanto un paese spende in più rispetto a quel che produce, converge verso lo zero dopo anni di deficit importanti. Dove l’aggiustamento è minore? In Italia”. Dove il sillogismo di Schäuble rimane più inascoltato.